Tesori d’arte sacra: la statua della Madonna del Rosario
domenica, 20 novembre 2011
La devozione mariana ha avuto uno dei suoi momenti più qualificanti nel culto della Madonna del Rosario, all’indomani della vittoria dei Cristiani sui Turchi a Lepanto il 7 ottobre 1571. A Somma il culto della Madonna del Rosario era legato all’esistenza di una omonima confraternita eretta dentro il chiostro del Real Convento di San Domenico dei PP. Predicatori. Non abbiamo una data certa sulla sua erezione, ma da un manoscritto sul clero sommese di Francesco Migliaccio in possesso della famiglia Angrisani la troviamo già esistente nel 1591. Il capitolo settimo dello statuto del 1777 ci conferma che la confraternita “solennizzava in ogni anno la festività del SS. Rosario nella prima domenica di ottobre, dovendosi a tale effetto destinare le persone per portare li stendardi della Beata Vergine, e le mazze del pallio….”
Nel 1939 il neo parroco di San Michele Arcangelo e Vicario foraneo Don Luigi Prisco, in un documento inviato all’ufficio amministrativo della Curia Vescovile di Nola, attestava che la Confraternita del Rosario era già estinta per mancanza di fratellanza. L’oratorio posto sotto l’attuale campanile, prima della definitiva chiusura, era ancora gestito da pochi fratelli e sorelle mentre rimaneva ancora attiva la cappella cimiteriale della Confraternita. Tra le opere sacre custodite vi erano due sontuose statue a manichino della Madonna del Rosario (sec. XVIII) di scuola napoletana a dimensione reale pari ad una altezza di 1.55 – 1.65 circa. Una delle statue ancora oggi è collocata nella Chiesa Cimiteriale dopo che per secoli era stata “guardiana” della Cappella del SS. Rosario nel Cimitero; l’altra, invece, bisognosa attualmente di un urgente restauro, è custodita in casa della famiglia Cecere insieme all’altra statua del Bambino Gesù. I Cecere, vecchi confratelli dirimpettai all’oratorio della Confraternita, pensarono bene di salvare dall’incuria del tempo queste mirabili opere.
La Madonna del Rosario, semplice “manichino vestito”, presenta un lineamento popolare di una bellezza tutta terrena, non idealizzata, con il viso espressivo per via del colorito roseo dell’ incarnato e dagli occhi in pasta vitrea. L’abito era in origine molto sgargiante e realizzato con ricami a fitto motivo floreale e tessuti preziosi. Chiude, infine, una fluente e boccoluta parrucca adornata da una pregevole corona in argento. Questa imponente opera di arte sacra non ha goduto fino a questo momento dell’attenzione che merita; è però in arrivo nei prossimi mesi un intervento risolutore della Pia Associazione del Bambino Gesù, affinché sia dignitosamente restituita alla comunità sommese uno dei suoi migliori capolavori.
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